Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

di Bruno Muheim, da Il Giornale dell'Arte, luglio-agosto 21018

Potremmo chiederci: non saranno meglio i bot? O i bitcoin? La nuova economia pare quasi meno pericolosa del quadro comprato a caro prezzo  da una notissima casa d’aste o da un famoso mercante. Oltretutto, non ci sarà nessun problema con la tappezzeria del divano…

 Pensiamo al povero Steve Wynn, assai maldestro e molto sfortunato. Nel 2016, mostrando un suo Picasso ad alcuni amici, lo danneggia. La perizia dimostra che il quadro, stimato 139 milioni di dollari, dopo ne valeva solo 85.

Il 2018  per lui èun annus horribilis: dopo aver subito le forche caudine di #MeToo (è stato licenziato dall’azienda che ha fondato e che porta il suo nome per molestie sessuali subite da persone del suo staff) conegna da Christie’s tre altri quadri di Picasso. Alla vigilia dell’asta un impiegato della società ne rovina uno irrimediabilmente.

I tre dipinti, dal valore di 135 milioni di dollari, sono ritirati dalla vendita. Addiittura Christie’s su questi quadri aveva offerto una garanzia e l’aveva rimbalzata su terzi. L’opera d’arte dunque è fragile  e il suo valore può essere azzerato dall’oggi al domani: toccherà a voi, dopo, convincere la vostra assicurazione che siete in buona fede e che una delle duecento clausole alla fine del vostro contratto  non vi nega qualsiasi indennità in questo caso. Altro pericolo, l’attribuzione del quadro. Pochi artisti sono sicuri al 100%. Prendiamo per esempio Guardi. Mi ricordo un quadro presentato  con tutta una serie di expertise di Pignatti, Pallucchini, Fiocco, De Maffei e anche una firmata da Morassi. Peccato che lo stesso Morassi non l’avesse incluso nel suo catalogo: era un pietoso falso. Due grandi classici della criminalità dei colletti bianchi sono la prassi di abbinare un certificato valido a un quadro falso o, ancor meglio, inventarlo completamente imitando la firma del noo esperto: solo gli archivi ufficili di un artista numerano i loro certificati. Quanti proprietari truffati sono venuti a trovarmi con tanto di certificati di illustrissimi professori assolutamente sconosciuti! Per consolarli, con voce soave, garantivo che il quadro era sicuramente dipinto a mano e che anche Rubens copiava i maestri. Non pensate però che acquistando un’opera del Novebcento saltiate l’ostacolo: Cascella, Manzoni, De Pisis de Chirico, Campigli sono un bel rebus. Alcuni pittori contemporanei addirittura rifiutano di autenticare le loro opere, considerandole non all’0altezza della propria creatività.

Peggio ancora il caso di artisti come Schifano e De Dominicis: due comitati di esperti si affrontano e ciacsuno rifiuta le conclusioni dell’altro.

Terzo scoglio, per me il più grave, lo stato di conservazione dell’opera. Sull’antico il collezionista è molto più preparato. Sa che ad esempio un quadro rinascimentale non può aver attraversato i secoli sehnza danni. Le case d’aste e i mercanti avranno già pronta tutta una serie di radiografie  del quadro da mostrare all’acquirente potenziale e si sa benissimo che lo stato di conservazione è un fattore essenziale per il prezzo.Per il contemporaneo, molto spesso non ci si pensa proprio: è recente, dunque è sano. I problemi in questo caso sono doppi. Alcune opere sono fragilissime e si deteriorano inesorabilmente; in altri casi il problema è la qualità e la filosofia del restauro praticato. La combustione di Burri si disintegra, Burri e Bonalumi hanno enormi problemi. Gli artisti sperimentano nuove tecniche senza pensare alla posterità dell’opera e ancor meno al suo valore economico. Quando si parla di opre che costano diversi milioni di euro, la filosofia del restauro è fondamentale. Molti restauratori, formatisi sull’arte antica, sono passati al contemporaneo senza avere la formazione necessaria, e come loro anche alcuni mercanti. Per esempio, per i monocromi come Fontana, Bonalumi e Castellani, qual è il limite tra restauro e deturpamento di un’opera, quando un restauro non è più conservativo ma un vero e proprio rifacimento? Visti gli ultimi prezzi raggiunti da Fontana il dibattito è serissimo. Si sa che quasi tutte le case d’asta hanno dovuto riprendersi opere del pittore Lucio Fontana per lo stato di conservazione mal decsritto sul catalogo e i “condition report” troppo elogiativi o carenti. Il quarto e ultimo effetto perverso sarebbe quello che potrebbe chiamarsi “effetto moda”.

Un pittore, un gruppo, una scuola sono ricercati da tutti; due anni dopo sono dimenticati da tutti. La Pop art romana per esempio, alle stelle due anni fa, è molto più in difficoltà a vendersi in ultimi mesi.  Il caso di Damien Hirst è straordinario: si rende conto che vende di meno e annuncia “urbi et orbi” che abbassa i prezzi. Più in generale siamo di fronte a un cambiamento epocale del guso, settori interi (come la porcellana, gli argenti, gli objets de vitrine) sono azzerati. Per quanto riguarda i collezionisti che hanno investito cifre importanti in caffettiere torinesi del Settecento o porcellane di Lodi (per non menzionare tipici arredamenti genovesi o lombardi comprati trenta o quarant’anni fa), i loro eredi trovano ora enormi difficoltà a disfarsene.

Questi rapidi cenni danno solo un’idea generale delle problematiche . Ci sarebbe bisogno di un vero e proprio studio approfondito per ogni punto, ma il nostro scopo è stato solo quello di ricordare che certo, alcuni hanno guadagnato cifre folli, ma, come si diceva all’inizio, potremmo chiederci se non siano meglio i bot o i bitcoin.