Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

di Marilena Pirrelli, da Il Sole 24Ore, 17 settembre 2016

Non spendiamo certo le stesse cifre dello Stato britannico che, per altro, si fa aiutare molto più del nostro Mibact da enti finanziatori come The Art Fund, The Heritage Lottery Fund, The National Heritage Memorial Fund e da ACE/V&A Purchase Grant Fund e da privati cittadini, 

per preservare nel proprio territorio opere ritenute tesoro nazionale. Tuttavia qualche acquisto importante, tra lo scorso e quest’anno, è stato portato a casa, nei musei italiani, grazie all’intervento dello Stato. Come si sa in Italia se l’arte è in movimento – se vincolata e viene venduta o presentata agli uffici esportazione  per uscire definitivamente dal nostro paese – può essere acquistata in via di prelazione nel primo caso e in acquisto coattivo nel secondo dallo stato attraverso  il Mibact per essere destinata alle collezioni statali. La cifra a disposizione nel 2016 della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio assegnata al capitolo 8281 Piano gestionale 19 era di 2.082.124 euro.

Spesa come? Con l’acquisto in prelazione di “Ritratto di Norreys Bertie” (vincolato nel 2014) di Rosalba Carriera  riochiesta dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Milano a favore della Pinacoteca  di Brera. Dipinta nel 1738 a pastello su carta, l’opera (60x46 cm) è stata pagata 63.000 euro. Ma ancor di maggiore valore (1.100.000 euro) è stato l’acquisto in prelazione del grande ritratto (297,51x196,5 cm) a figura intera di Abbondio Rezzonico di Pompeo Batoni del 1766 promosso dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Verona a favore di Palazzo Barberini. Spiccano tra le opere acquistate alla dogana (presentate per l’attestato di libera circolazione nella Ue per uscire definitivamente dal nostro paese<9 l’olio su tela, fermato dall’ufficio esportazione di Firenze. “La Vague” di Gustave Courbet del XIX, per 490mila euro e destinato  alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Complessivamente ad oggi tra prelazioni (2 per 1.163.000 euro) e acquisti coattivi all’esportazione (9 pagati 752.900 euro) il Mibact ha comprato 11 opere  per 1.905.900 euro: tra gli high lights in prelazione il dipinto  “Allegoria del tempo” 1705 di Antonio Bellucci (170.000 euro) e tra quelli comprati alla dogana l’olio “La Marchesa di Rochefort-Lucay”di Giovanni Boldini (706.000 euro) e l’olio su tavola “Il Festino di Erode”, XVI secolo attribuito a Giovanni Luteri detto Dosso Dossi.

Tutto giusto e corretto, anci addirittura forse poco per aggiornare le collezioni artistiche italiane, purtroppo sempre povere di contemporaneo (che di fatto non ha nessuna tutela se non invecchia almeno di 50 anni e quindi lo Stato non può acquistarlo!). E sicuramente poca la capacità di attrarre donazioni, solo sette per i musei statali.

Tuttavia siamo ben lontani dai risultati raggiunti nel regno Unito, grazie al contributo pubblico e privato, dove l’”Export of objects of cultural interest 2014-15” rivela che tra maggio 2014e aprile 2015 a fronte di 12.8521 richieste di licenze per l’esportazione per un totale di 92.277 oggetti, 31.083 (il 34%) del valore di 1.980.000 milioni di sterline, hanno varcato le dogane inglesi. Solo 12 casi sono stati vagliati dal segretario di Stato e le raccomandazioni del Reviewing Committee on the Export of Works of Art and Objects of Cultural Interest sono state accettate per un valore totale di 48,12 milioni di £. Ma solo cinque opere/beni culturali, di cui ironia della sorte due italiane, sono state acquisite come “tesori nazionali” grazie all’impegno economico di individui e istituzioni del Regno Unito per un valore complessivo di 6,7 milioni di £.