Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

 

"In una terra ridente, bagnata dall'azzurro Tirreno; nella buona Livorno, vide luce il Fattori.

Non è giovane. Nacque nel 1828 il 25 di settembre, ma l'età si dimentica vedendolo e vedendo i suoi quadri.

Nel 1848 era un giovanetto ardente, caldo di amor patrio, ricco soltanto di sana energia, di un immenso amore per l'arte, quantunque nemmeno conoscesse in qual modo sarebbe divenuto artista.  Non ricco, non nobile; figlio di buoni borghesi, Egli lo dice, quasi con orgoglio, e del resto non ha torto, la mancanza di denaro è uno stimolo maggiore al lavoro.

La sua giovanile baldanza, mentre lo sospingeva agli ardimenti patriottici, gli dava pure l'ansia grande di riuscire un pittore.

Da Firenze, ove erasi recato a studiare, correva spesso a Livorno per cospirare, quantunque un tantino di cospirazione non mancasse di farla anche a Firenze, e specialmente nel 1848, allorchè fu prescelto il Caffè Michelangiolo a sede di discussioni e di burle.

Nella sua mente quelle scappate a Livorno, oggi che scrivo, sono rimaste come un sogno vago, di ricordi carissimi, ed alla mia preghiera di meglio rivedere il passato, ricercato in un angolo del suo studio un grosso sacco, ne cavò fuori dei pacchi di carte e disse:

_Vede, qui dentro vi sono lettere di mio padre, vi sono lettere di amici, alcune anche assai infelici; nemmeno io ero felice; qui, su ciascuno di questi pacchi sta scritto: "ero molto disgraziato".

-Forse adesso si accorge che realmente non era un disgraziato e che l'epoca della vita in cui si lotta per un ideale è sempre la più bella.

-E' vero. Se sapesse, adesso che le memorie si sono svanite nel tempo, che dolcezza provo nel ricordare quelle sere tenebrose in cui mi recavo incappucciato ad un ritrovo segreto in una via di Livorno, della quale mi sfugge il nome, ma che rivedo solitaria, con dei grandi alberi. Il convegno era in una cantina e la parola d'ordine: "Andiamo al giardino". Nella stanza cupa, seduto davanti ad un rozzo tavolino, campeggiava la figura di Francesco Domenico Guerrazzi, ed accanto a lui il segretario della Società; un popolano che chiamavano il Gatto, e che morì per la causa d'Italia".

Egli ha ancora nell'anima tanta parte di quella calda energia. Eppure non crediate di vederlo eroe alle barricate; non ha mai scaricato un moschetto. Anche la possibilità di divenire eroe è una combinazione.

Il Fattori, congiurò molto, ma non ebbe mai la facilità di battersi; si arruolò, poi la sua squadra non partì, gli austriaci rientrarono in Livorno, ed Egli ritornò ai suoi pennelli.

Meglio così forse, se non fu eroe in guerra, lo fu nella battaglia per la liberazione dell'arte.

Non esagero, se dico eroe; il coraggio di affrontare le scariche dei moschetti, un pò più, un pò meno, ogni uomo lo trova allorchè è ubriacato dall'odore della polvere; quello è un coraggio effimero, è un'ebbrezza passeggiera, che viene da mille cause, che una voce potente di uomo insinua nelle vene, è una suggestione, una specie di follia brutalmente svegliata da un istinto bestiale; ma il coraggio di lottare contro le privazioni, i dileggi, le avversità, le contrarietà, è assai più grande, secondo me, poichè è il coraggio di tutte le ore, di tutti i minuti.

Chi sa se oggi il fattori, nemmeno ricorda tutte quelle difficoltà superate con la spensieratezza dell'età, con l'allegria passata in tradizione, dei frequentatori del Caffè Michelangiolo.

E chi sa se ricorda quelle birichinate simpatiche, che oggi non usano più, perchè i giovani moderni non se le permetterebbero; ma i giovani moderni non avrebbero forse nemmeno quella energia di ribellione.

Vorrei che fosse qui, vicino a me, e leggere nella sua faccia buona e leale la soddisfazione di ritrovarne alcuna sulle pagine del passato.

Di quelle gesta da birichini, molte ne ho ritrovate nella mente di vecchia mici, e vorrei, vorrei tutte narrarle per meglio delineare la figura geniale del nostro massimo pittore toscano vivente.

Ad altri forse dispiacerebbe di sentirsi rifare una storia di momenti critici sopportati con l'arte. ma Egli è troppo grande artista, e scommetto che riderà ancora quando rileggerà qui i ricordi di quei giorni allegramente tristi - mi si passi il paradosso - in cui si recava in una trattoria più che modesta nelle fosche vie della vecchia Firenze, insieme al povero Lega, e che chiedeva al cameriere con una convinzione stoica una buona porzione di lesso ciuco perchè potesse fargli indigestione.

Bei tempi! Che importava a quei giovanotti artisti, veri, pretti artisti, di mangiare scelte vivande? Una porzione di lesso ciuco che restasse sullo stomaco molte ore, unaburla di più, una tela da imbrattare... ed un letto da dormire. Ma, qualche volta anche il letto presentava delle difficoltà noiose. Gli affittacamere, o meglio le affittacamere - perchè i maschi - son sempre più gentili, le affittacamere erano l'ossessione dei poveri bohèmiens - allora non si chiamavano così, però.

Pagare la camera era un problema da sciogliersi tutti i mesi.

Dodici volte all'anno! Affare grave; e credo che non arrivassero che pochi a tanta facilità di percezione, e che il problema spesso rimanesse insoluto.

Continua............