Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

Nella mostra della secessione Viennese del 1901, i dipinti di Giovanni Segantini, scomparso appena quarantunenne due anni prima, ebbero un grande successo. Ciò spinse l'Imperial Regio Ministero per il Culto  e l'Istruzione di Vienna a commissionare una biografia dell'artista  al giornalista e critico Franz Servaes, che vide la luce nel 1902 in un'edizione considerata tra le più prestigiose tra le monografie dedicate all'artista di Arco. Alessandra Tiddia del Mart ha intelligentemente pensato che fosse il momento di farne tradurre in italiano il testo in occasione del rinnovato allestimento della Galleria Civica G. Segantini di Arco. Ne viene fuori una ricostruzione di arte e di vita in cui cronaca, vicende esistenziali e creatività artistica finiscono per coincidere con uno sguardo alquanto lontano da quello di oggi. Sin dall'inizio si avverte che l'autore è un giornalista, soprattutto nei primi capitoli sugli anni dell'infanzia. In seguito, seguendo il pittore nei suoi diversi soggiorni in Brianza, a Savognino, sul Maloja e a Soglio, s'impone il critico Servaes: infatti in molte pagine egli si sofferma sull'analisi della tavolozza, dei modi pittorici e dei soggetti, evidenziando, dipinto dopo dipinto, i progressi stilistici di questo artista, innamorato della natura e delle Alpi, le influenze r collateralità con Millet, Watts, Burne-Jones, Klinger, nonchè la completa conquista della tecnica divisionista, con il contributo del suo amico Vittore Grubicy. Del resto, oltre alla sua costante attenzione sui rapporti tra umani e animali, la luce è stata per Segantini la bussola per andare oltre la tradizione, come conferma la sua stessa asserzione: "Se l'arte moderna avrà un carattere, sarà quello della luce nel colore".

Se da critico Servaes precisa l'importanza di Millet ("Da Millet a Segantini non apprese Millet, apprese se stesso") e, per quanto riguarda i dipinti allegorici, chiarisce le differenze con la pittura di Bocklin, da giornalista racconta dettagliatamente episodi dell'adolescenza e altri, fino agli ultimi giorni di Segantini, riferendo en passant che l'engandinese Giacometti, suo allievo e amico, "davanti la bara... disegnava alla luce delle candele i tratti dell'amato defunto". Infatti, Giovanni Giacometti, padre di Alberto e Diego, all'epoca dipingeva paesaggi di montagna, come appunto "l'amato defunto" gli aveva insegnato.