Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

New York: finalmente sta succedendo. Dopo una lenta partenza, i cinesi stanno diventando grandi compratori  sul mercato occidentale dell'arte. Secondo "The Economist", il numero di cinsi del Continente  che hanno attivamente partecipato alle aste di Sotheby's di arte non cinese è raddoppiato tra il 2010 e il 2014, con circa 650 compratori che in quel periodo avrebbero pagato oggetti per più di 410 milioni di dollari. La nostra testata internazionale "The Art Newspaper" è anche venuta a sapere che "Femmes d'Alger", il dipinto di Picasso venduto da Christie's New York l'11 maggio per 179,4 milioni di dollari, non sarebbe stato comprato dallo sceicco Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani (un'alta fonte del Qatar  ha negato questa circostanza), come ampiamente riportato dai media, m a da una signora cinese.

Sarebbe tuttavia un errore concludere che questo rappresenterà un vantaggio per il mercato dell'arte nel suo complesso.

I cinesi stanno comprando solo nomi di spicco (Picasso, Monet, Warhol e simili) e ai massimi livelli di mercato, che sono fortemente speculativi. Le ricadute sul resto del mercato saranno deboli o nulle e questi altissimi prezzi saranno molto sensibili a cambiamenti legati alle condizioni economiche generali, come nel caso di aumento dei tassi di interesse, il che renderebbe molto meno attraente il congelamento di così grandi somme di denaro in asset non produttivi.

E' anche necessario capire come le case d'asta  operano per mantenere i prezzi ai massimi di mercato tramite vendite garantite. Si tratta di una strategia rischiosa, che dopo la crisi del 2008 le ha lasciate con costose opere "a magazzino" che esse, da allora, stanno gradualmente reimmettendo sul mercato (senza dichiarare di esserne proprietarie).

Ecco come funzionano le garanzie. Piccoli simboli ai margini di una scheda di catalogo indicano se la casa d'aste ha quello che definisce "un interesse" in un'opera, o se a essere interessato è un soggetto terzo. Nel primo caso la casa d'aste ha garantito al venditore un certo prezzo, che verrà pagato se l'opera non raggiungerà all'asta il suo prezzo di riserva (cioè il prezzo, concordato tra venditore e casa d'aste, a partire dal quale è possibile vendere l'opera). Le case d'asta  non sono obbligate a rivelare  l'entità di tale prezzo, ma in genere si può ritenere che si collochi in qualche punto tra la stima inferiore e quella superiore. Una garanzia di soggetto terzo (quella che Sotheby's  chiama "irrevocable bid") è un'offerta contrattualmente vincolante fatta prima della vendita da qualcuno che si assicura l'aggiudicazione dell'opera se le offerte in sala  non supereranno quell'offerta, e paga i diritti del compratore. Se, invece, le offerte la superano, lo stipulante il contratto di garanzia e la casa d'aste  dividono tra loro il premio del compratore. La casa d'aste può decidere di ridurre i propri rischi in parte garantendo essa stessa un'opera e attivando contemporaneamente  anche una garanzia di soggetto terzo , come è successo nel caso delle "Femmes d'Alger". Al momento queste garanzie sono necessarie per aggiudicarsi l'affidamento delle opere d'arte di maggior valore, e il 69% della vendita dell'11 maggio da Christie's ne beneficiava. Di Sotheby's, che a differenza di Christie's è una "public company" e deve rendere pubblici i propri bilanci, si sa che ha accresciuto nel 2015 le sue garanzie del 43% in un  solo trimestre. Al 31 marzo 2015 aveva garanzie pari a 176.912.000 dollari, rispetto ai 123.300.000 dollari del 31 dicembre.

Una rara indiscrezione sulle negoziazioni e sugli interessi in gioco all'atto della messa in vendita di un lotto potenzialmente di valore ci è stata fornita quando Peter Brant, proprietario della rivista " Art in America", decise di vendere la sua versione  di "Balloon Dog (Yellow)" di Jeff Koons da Christie's nel novembre 2013. In questo caso era importante ottenere un prezzo elevato anche negli interessi di altri quattro "Balloon Dogs", di colori diversi, che appartenevano rispettivamente al collezionista californiano e finanziatore museale Eli Broad, all' imprenditore greco Dakis Ioannou, al finanziere newyorkese Steve Cohen e allo stesso François Pinault, proprietario di Christie's, che aveva esposto il suo esemplare magenta all'esterno di Palazzo Grassi e all'interno di Versailles. Ciò spiega la sfacciata scheda di descrizione dell' opera da parte della casa d'aste: "Balloon dog è il Sacro Graal per collezionisti e fondazioni...La titolarità di quest'opera posiziona immediatamente il compratore nel novero dei maggiori collezionisti del mondo e porta un collezionista a un impareggiabile livello di grandezza". La vendita non contribuì molto, tuttavia, alle finanze di Christie's. In un intervista a "The New York Times"; dopo che il suo "Balloon dog" era stato venduto per 58.4 milioni di dollari, Brant rivelò che non solo la casa d'aste aveva rinunciato alla commissione sul venditore, ma che aveva anche girato grand parte dei diritti sul compratore: "Non mi veniva chiesto di dare loro niente del premio del compratore fino al raggiungimento di un certo prezzo; una cifra che non venne raggiunta". E' difficile interpretare questa dichiarazione se non intendendo che Brant aveva fornito una "third party guarantee" intera o parziale sull'opera che egli stesso vendeva.