Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

 

Giudizi sull'arte di Mario Puccini

 

Ugo Ojetti  (Corriere della Sera, 19 giugno 1920)

Non dipingeva grandi tele, ma vedute del porto e della maremma con un piglio rapido e squadrato, un colore intenso e procelloso, turchini fondi, rossi di cinabro, verdi d'alloro. Dipingeva denso e netto, con piani risoluti che egli aveva imparati dal suo Fattori e ritrovati nei pochi pittori francesi usciti dall'esempio di Paul Cézanne...

Era ormai un saggio che conosceva bene l'arte sua e i suoi limiti, e se la sorte gli fosse stata meno nemica e non gli avesse fin dalla giovinezza stroncato nella povertà la salute e messa in cuore tanta diffidenza verso gli uomini e verso la vita, sarebbe stato per i giovani un maestro sicuro e una guida incomparabile. Ma soprattutto era un poeta, di una sincerità incontaminata, con un fondo tragico e disperato, un poeta che per poco si placava in paesaggi sereni e in idillii e presto tornava a quella sua colorazione infuocata quasi che la sua ora diletta fosse il tramonto.

 

Enrico Somaré (Storia di pittori italiani dell'Ottocento, volume II, pag.190. Edizioni d'arte "L'Esame", Milano 1928)

Fra tanti casi avversi, faticosi e sfortunati, era stato per lui una fortuna aver avuto a maestro Giovanni Fattori, dal quale derivava una visione solida e sincera della natura. L'insegnamento fattoriano lo portò nel centro del macchiaiolismo semplificato. Intorno a questo punto saldo ed appoggiandolo all'intelaiatura del disegno elastico e resistente, egli spiegava al vento dell'ispirazione, mi si passi l'immagine avventata, la bandiera del suo colore cromatico, su cui si dipingevano gli stemmi delle cose naturali e della vita portuale e popolaresca, che lo esaltavano: la ressa delle vele, le sagome dei bovi e dei piroscafi, i bovari, gli scaricatori, casolari, darsene, pagliai, le pinete ardenti nel meriggio, le lande e le brughiere maremmane, l'incantesimo di un'uliveta, la stasi di una diga e l'estasi di un muraglione a picco sul mare, stando tutti questi aspetti sotto cieli fulvi, temporaleschi, cieli di seta, ora turchini ed ora tinti di zaffiro. La velocità dell'impressione scatenava la linea contorcendola nella sua corsa. Il colore succedeva a strappi. Il tono si smarriva, i piani si squilibravano, presi dalla vertigine cromatica...

 

Mario Tinti (Il pittore Mario Puccini, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo 1931)

Il colore pucciniano traduce, senza dubbio, le emozioni di ordine visivo che gli aspetti della natura provocarono nell'artista, ma più ancora esprime le vicende di un'anima sensibile ed appassionata, cui bastavaun raggio di sole, il bel tono di una barca o di un vapore dipinti di fresco, il vivido smeraldo di una fronda in primavera, il velluto sinuoso e delicato di una pesca, un versicolore mobile riflesso nell'acqua, la porpora e l'oro di una nube per esaltarsi giocondamente; ma che era, in fondo, gravemente triste, afflitta da quella pena indicibile che è la doglia del Creato e che non di rado si riflette nel suo stesso volto.

La nota ditirambica e quella drammatica sono i due poli dell'espressione pucciniana e sarebbe difficile decidere quale delle due è più piena ed urgevole. Allorché essi si fondono danno luogo ad espressioni dense, al tempo stesso, di sapore pittorico e di pathos...

Mario Puccini fu dunque, in Italia, uno dei pittori più tipici di quel periodo che va dal penultimo decennio dell'Ottocento ai primi vent'anni del nostro secolo.

Per quanto concerne le cosidette "ricerche" e innovazioni formalistiche, Puccini fu sempre completamente in pace: i suoi mezzi erano l'estrinsecazione legittima e sufficiente del suo spirito: la sua pittura fluiva facile, continua, feconda col ritmo pieno e inavvertito di una funzione fisiologica. Dipingere era per lui come il facile giuoco del greco sulle poche note del flauto...

 

Carlo Carrà (Il pittore Mario Puccini, "L'Ambrosiano", Milano 11 marzo 1931)

La novità dell'arte del Puccini, nei confronti della tradizione ottocentesca, è  quella di considerare il mondo sensibile quasi unicamente sotto l'aspetto del colore affidando in prevalenza ad una specie di modellato cromatico l'espressione pittorica. Pertanto resta assodato che la pittura del Puccini, pur circoscritta nei suoi limiti, rappresenta qualcosa nella storia della pittura italiana contemporanea, perché, sia pure senza avvedersene, il suo autore è pervenuto a scoprire alcune fondamentali verità non solo poco note ma del tutto contrarie alle correnti dominanti del tempo.

Vincenzo Bucci (Il pittore Mario Puccini, Corriere della Sera, 15 marzo 1931)

Mario Puccini cantò con un'anima tanto ebbra la gioia del colore e della luce, che a conoscerlo soltanto per quadri, vien fatto d'immaginarsi l'uomo sotto quel medesimo aspetto d'esaltata letizia meridiana in cui egli dipinse la natura. Toscano, egli si ricollega ai macchiaiuoli dai quali discende. Ma nelle opere sue più caratteristiche, il ragionato discorso pittorico di quei maestri, che sibillavano i toni come le parole, si muta in un canto esaltato: il laborioso intarsio dei tocchi si scioglie sotto la furia d'un pennelleggiare rapido e violento, e dalla macchia tonale la pittura di Puccini trabocca tutta nell'acceso colore.