Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

La pubblicazione di un suggestivo catalogo dedicato alle 350 opere donate dal signor Leone Ambron alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, apre la strada a diverse reazioni degli appassionati. La prima è di compiacimento nel vedere quali e quanti tesori dell'arte che possiamo dire contemporanea, testimoniano a Firenze lo scorrere di un'epoca artistica importante. La seconda è pure molto positiva, per la qualità degli scritti, del presidente della Fondazione Ambron Alberto Boralevi, degli storici dell'arte Simonella Condemi e Dora Liscia Bemporad, nonché dei critici Matucci, Ulivi e Genuini. Ma al compiacimento per la testimonianza data dalla Fondazione che cura la salvezza del tesoro Ambron, offrendo anche borse di studio, corsi e approfondimenti di vario genere per la conoscenza di quella produzione artistica di fine Ottocento e primo Novecento deve purtroppo aggiungersi una nota di protesta per il fatto che la collezione, solo in piccola parte onorata a dovere, è dispersa in varie sale senza che l'omaggio serio e popolare possa essere valorizzato in una, due sale magari adiacenti, che facciano conoscere la particolare, in certo modo eroica, personalità del mecenate. La sua presenza porta allo studio, alla comprensione del grande slancio, della generosità di una persona capace di testimoniare la grande evoluzione degli intenditori ebrei in una città che li vede partecipare - tra l'altro - anche alla nascita di un Museo come il Bargello. Suscita, oltre all'ammirazione, anche molta curiosità lo stato d'animo del collezionista Leone Ambron, figlio del banchiere amatore d'arte Eugenio, quando decise nel burrascoso 1938, alla vigilia delle leggi razziali, di donare alla Galleria di palazzo Pitti un bel dipinto di Albert Saverys appena acquistato alla Biennale Veneziana. E' più che importante riassumere qui almeno il breve elenco dei pezzi regalati con sicuro gusto culturale, da quell'Ambron: opere di Fattori, di Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Raffaello Sernesi, Silvestro Lega, Vito D'Ancona.