Il Tamburino dell’800

In questo spazio la Società di Belle Arti (Vendita quadri 800)segnala alcuni eventi d’arte in corso in Italia e all’estero.
Ad essi si aggiungono notizie più o meno strettamente legate al mondo dell’arte, con una focalizzazione sull’Ottocento; in particolare su collezionismo, quotazioni di mercato, esposizioni, film, moda, spettacolo, critica, cronaca, costume etc. (fonti: “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Giornale dell’Arte”).
Specifico rilievo è riservato ai cataloghi oramai introvabili delle grandi collezioni storiche di dipinti dell’800, smembrate tra le due guerre attraverso vendite all’asta, proponendone immagini significative e stralci d’introduzioni di quei critici, letterati e appassionati - Ojetti, Cecchi, Somaré, Raffaello Franchi etc. – che, tra i primi, hanno contribuito all’affermazione e alla diffusione della pittura dell’800 italiano.
Un angolo dedicato, insomma, ai diversi aspetti della cultura figurativa dell’800, teso a soddisfare alcune curiosità di chi ci segue e di quanti si accingono ad accostarsi al collezionismo della pittura dell’800 del periodo postrisorgimentale.

di Silvia Anna Barrilà, Plus24 - Il Sole 24 Ore, 15 febbraio 2014

INTERVISTA A GUILLAUME CERUTTI (Presidente e Dg Sotheby's Francia)


Mentre la Germania è ancora alle prese con l'implementazione dell'Iva sull'arte dal 7 al 19%, come richiesto dalla Comunità europea, e in italia l'Iva ridotta è appannaggio solo dei libri e non dell'arte, la Francia e la Spagna sembrano aver compreso gli effetti positivi del mercato dell'arte sull'economia, e hanno fatto marcia indietro su alcune decisioni che potevano compromettere questo settore. La Spagna, proprio in prossimità dell'apertura della fiera Arco a Madrid (19-23 febbraio) ha ribassato l'Iva sulle vendite da parte dell'artista dal 21% al 10% come era prima del luglio 2012, anche se con aliquote diverse. Ciò è positivo anche per le gallerie perchè possono applicare il regime dell'Iva sul margine.

La Francia, dove nel 2014 l'Iva ordinaria è passata dal 19,6% al 20% e quella intermedia dal 7 al 10%, ha rinunciato all'aumento dell'Iva sull'importazione delle opere d'arte dal 7 al 10% paventato nel 2013, e l'ha abbassata all'aliquota minima, dal 7 al 5,5 per cento.

Ciò è accaduto grazie alla lotta degli operatori del mercato dell'arte che hanno fatto fronte comune. "ArtEconomy24" ha parlato con uno dei protagonisti di questa battaglia, Guillaume Cerutti, presidente  e direttore generale di Sotheby's Francia, la prima casa d'aste in Francia nel 2013 con un +3% sul 2012 e un giro d'affari tra 180 e 190 milioni di euro, nonchè vice-president di Sotheby'e Europa.

Come avete fatto?


Insieme a due galleristi parigini, Franck Prazan e Georges-Philippe Vallois abbiamo riunito le organizzazioni professionali del mercato dell'arte francese, abbiamo ordinato  ad un economista e ad un giurista un'analisi, e abbiamo incontrato i principali ministri e parlamentari coinvolti nel progetto. Abbiamo anche esposto ampiamente la nostra posizione alla stampa e tutto questo lavoro ha portato i suoi frutti!

Quali sarebbero state le conseguenze di un incremento dell'Iva sulle importazioni?

Sarebbe stata una catastrofe per il mercato dell'arte francese dato che molti venditori stranieri avrebbero privilegiato un paese che non fattura l'Iva sugli acquisti (per esempio gli Stati Uniti) o che fattura un tasso sull'importazione meno elevato (per esempio l'Inghilterra al 5%) a scapito della Francia. Perchè, quando un collezionista francese, belga o italiano compre un'opera d'arte venduta da Sotheby's a Parigi da un proprietario svizzero o americano, questo collezionista francese, belga o italiano deve pagare l'Iva sull'importazione sul prezzo di aggiudicazione.  Di conseguenza, la dimensione internazionale del mercato francese sarebbe stata messa in pericolo (mentre l'anno scorso il 56% delle opere vendute da Sotheby's Francia venivano dall'estero). Inoltre, l'attività sarebbe diminuita e dei posti di lavoro sarebbero stati soppressi.

Ci faccia un esempio.

L'anno scorso, le tre collezioni d'arte  più importanti vendute da Sotheby's a Parigi provenivano dalla Svizzera (mi riferisco alla collezione Barbier-Mueller d'arte precolombiana e alla collezione de Witt d'arte moderna e contemporanea), e dal Giappone e dagli Stati Uniti (la collezione d'Art Nouveau del garden Museum di Nagoya). Sono certo che con un'Iva sulle importazioni al 10% sarebbero state vendute altrove. Il tasso del 5,5% permette al mercato dell'arte francese, alle case d'asta, ai mercati e alle gallerie di conservare la loro competitività nello scenario internazionale.

Tuttavia la tassa sul capital gain sull'arte (chiamata "taxe forfaitaire") è salita dal 5 al 6,5% per compensare la diminuzione dell'Iva sulle importazioni.

Come in numerosi paesi, il Governo francese è in una logica di diminuzione del deficit dello Stato. Quindi, ha deciso di aumentare la fiscalità sulle plusvalenze realizzate da persone residenti in Francia nella rivendita d'arte. Naturalmente non è una buona notizia per il nostro mercato, ma questa misura, comunque, rimane molto meno nociva di un paventato aumento dell'Iva. Non penso che le conseguenze dell'aumento della fiscalità sulle plusvalenze saranno molto sfavorevoli per il dinamismo globale del nostro mercato.

E che ne è stato dell'idea di includere l'arte nel calcolo dell'imposta patrimoniale?


E' una minaccia che viene riproposte regolarmente. I dibattiti sull'Iva e sulla tassa sulle plusvalenze hanno permesso di evitare tale discussione quest'anno, fortunatamente. I parlamentari e il governo sembrano aver capito che sarebbe assurdo, pericoloso e difficile da applicare. Ma dobbiamo restare all'erta.